Tecnici e/o Politici?

La polemica innescata dalle proposta del Segretario del PD Lupo , la mozione di censura a Russo da parte del PDL , e  la richieste di dimissione sempre a Russo da parte di Forza del Sud attraverso una petizione lanciata sul blog del suo Presidente Gianfranco Micciche‘,  ripropone la vecchia questione della competenza al comando, se cioè un pubblico amministratore debba essere un “tecnico” professionalmente attrezzato per la funzione, o un “politico” con capacità di rappresentanza, di guida e di mediazione.

La questione è infatti molto datata ma più recentemente, all’inizio del secolo scorso,  trova nel primo ministro francese Clemenceau, uno dei più forti sostenitore del primato della politica. Egli ad esempio riteneva che la guerra fosse una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali e possiamo immaginare  l’entusiasmo degli stati maggiori.
Sull’alternativa politica-tecnica la storia repubblicana registra un episodio significativo. Nel lontano 1974, accingendosi a varare il suo quarto governo, Aldo Moro invitò a farne parte Pietro Bucalossi, un eminente oncologo che era già stato sindaco di Milano. Bucalossi assicurò la propria disponibilità ad una condizione, di non essere destinato al ministero della Sanità. Riteneva che, per occuparsi della pubblica salute, non aveva bisogno di incarichi ministeriali, aveva già una sala operatoria a disposizione all’Istituto dei Tumori. Ma soprattutto temeva che, da ministro della Sanità, il suo passato di barone della medicina avrebbe limitato la sua libertà d’azione e influito sulla sua indipendenza di valutazione spingendolo a prestare più attenzioni e risorse a difendere gli italiani dal cancro, l’oggetto dei suoi studi, che dalla tubercolosi o dall’epatite, per citare un paio di patologie socialmente rilevanti, di cui invece sapeva poco o niente. Fu un ottimo ministro dei Lavori Pubblici, ancor oggi ricordato per la legge sulla edificabilità dei suoli che porta il suo nome.
La competenza tecnica può essere di grande aiuto, ma può anche risultare nociva, tuttavia, l’assenza di competenza specialistica non è di per sé una garanzia di buona riuscita, Insomma, ci sono anche casi (pochi) a sostegno della tesi opposta, ma chi pensasse che le cose potrebbero andare meglio se alla Difesa andasse un generale, agli Esteri un ambasciatore, all’Agricoltura un latifondista, non dovrebbe dimenticare che il più celebrato uomo di stato italiano del dopoguerra, Alcide De Gasperi, è stato per tutta la sua vita un politico di professione al punto che, nel periodo fascista durante il quale l’attività politica gli fu preclusa, altro non fece che il bibliotecario presso il Vaticano.
E’ fondamentale che il responsabile in capo sia in grado di giudicare che quello che gli viene proposto sia cosa degna e giusta e non possa fidarsi soltanto dei funzionari o dei cosiddetti esperti.
E questo vale ancora di più quando non si tratti soltanto di gestire l’amministrazione ordinaria ma siano necessarie delle innovazioni. Il difetto opposto, naturalmente, è che il responsabile in capo sia così esperto, e soprattutto così presuntuoso, da decidere tutto di testa sua.
Di due cose sono convinto:
• la prima che i tecnici siano necessari per affrontare particolari materie di competenza e conoscenza e devono affiancare il politico.
• la seconda cosa di cui sono convinto che se fosse indispensabile, affidare un incarico di governo ad un tecnico,la mission affidata al tecnico deve essere definita nella delega di competenza e limitata al tempo necessaria al raggiungimento dell’obbiettivo individuato.
Nella seconda repubblica, dove si è quasi del tutto perso il primato della politica, sono evidenti i casi in cui si entra da tecnico in politica e si finisce per diventare politico e magari poi fondare un partito se non addirittura arrivare ad occupare la più alta carica politico istituzionale.
Un esempio? da Dini a Di Pietro passando per Ciampi.
Non vi è alcun dubbio che nel caso della nostra Sicilia e del Lombardo quater non bene si identifica il ruolo tecnico o politico dei vari assessori.
Ma una cosa è a tutti ovvia, che quando non si raggiungono gli obbiettivi prefissati, si utilizza la carica come leva di lotta politica, si preparano movimenti politici, si sponsorizzano candidati a sindaci e si arriva addirittura a fare circolare il proprio nome come futuro Presidente della Regione piuttosto che Sindaco del capoluogo.
Una volta per tal casi si diceva: “non si può fare la rivoluzione con i soldi dello Stato”. Per la legge tutti i cittadini hanno diritto all’elettorato attivo e passivo anche Russo, Armao, Piraino,Venturi e tutti gli assessori tecnici del Lombardo quater. Ma se proprio si è stati folgorati sulla via di Damasco dalla passione politica allora si abbandona il ruolo di tecnico ci si candida ,misurandosi con gli altri candidati , per diventare ,legittimato dal popolo, un politico. Questa è democrazia!

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Categoria: Politica

Comments (2)

 

  1. Tonnosalmonato scrive:

    Il primato della politica !!! ecco il problema della politica italiana. dal golpe della magistratura del 94 la politica ed i politici sono sempre più stati ghettizzati e considerati cose sporche. La Rivoluzione liberale professata da Berlusconi è nei fatti fallita perchè fatta e professata da un “non politico” quale Berlusconi era ed è rimasto. Non credo che in quest’ultimo scorci di vita politica che rimane Berlusconi possa realizzare ciò che ion materi prettamente politica ha promesso in questi anni.
    Anche il futuro si prospetta , come per il passato, con una guida da Tecnici. Si fanno nome come Draghi, Montezzemolo etc. Siamo nella fattispecie della “cura peggiore del male”.
    Sulla vicenda Lombardo quater ho il convincimento che la questione “tecnici” sia stato il pretesto di Lombardo per liberarsi definitivamente dai lacci e laccioli dei partiti e mettere uomini che rispondessero soltanto a Lui. Con Lombardo, che come dicono è il gemello cattivo di Cuffaro, in Sicilia abbiamo sotterrato definitivamente la politica facendogli il più sontuoso dei funerali. Si deve partire dalla base e dai giovani per inculcare un nuovo senso politico alla società che è più marcia di chi la rappresenta , tecnici inclusi. Abbiamo assistito in sicilia, ma già Di Pietro lo aveva dimostrato, che anche i magistrati , messi lì a garanzia di onestà, trasparenza e solfa del genera, appena arrivano al potere non sono avulsi da nepotismo e interessi privati. Caro Michele la mission politica di una forza che vuole rappresentare la speranza di un futuro migliore deve essere quella di cambiare il senso etico della cittadinanza-elettrice. Il marcio si annida nella concezione che il cittadino ha della politica. La ritiene essenzialmente fonte di elargizione di privilegio e denaro e non il garante quotidiano della Libertà conquistate e officina di diritti e di assunzione di responsabilità.
    Gli pseudo tecnici di legislatura sono solamente dei vigliacchi populisti che si arroccano alle professioni, anch’essa scalate attraverso la politica , a cui prima o poi i veli cadranno mettendo a nudo degli uomini cinici, ambiziosi , velleitari mossi solamente dall’interesse proprio.

  2. Adriana scrive:

    Se Lomabardo ha ritenuto Russo,in grado di gestire la sua funzione,io dico che la professioinalità si è persa,vediamolo sui quotidiani cosa succede,io non lo valuto bravo ne sul tecnico e neanche nella gestione che il presidente della regione gli ha messo in mano, ……Abbiamo visto in discendenza la qualità di tutta la sanità pubblica e privata,non controllata……..deturpata……….nel giro di qualche anno…….

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