Lampedusa: Porto Empedocle si prepari all’emergenza sbarchi


Dichiarazione dell’On. Michele Cimino
Deputato all’Assemblea regionale Siciliana e Vice presidente di Forza del Sud.

Condivido la posizione palesata dal gruppo consiliare di Forza del Sud al comune di Porto Empedocle frutto delle istanze e delle preoccupazioni dei cittadini Empedoclini.
Le coste Agrigentine , in particolare, Porto Empedocle, porto di attracco della nave proveniente da Lampedusa che porta i magrebini in fuga dalla Tunisia, sono candidate a diventare il terminal naturale dei flussi migratori del Maghreb.
E’ un chiaro segnale di attenzione  il  fatto che il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Interno Roberto Maroni sono  oggi  in Sicilia. I due hanno visionato la  struttura ricettiva di Mineo che potrebbe ospitare i migranti.

Bene ha fatto ieri il presidente del Consiglio, superando le inopportune polemiche,  ad  illustrare la drammaticità della situazione italiana al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy.  Berlusconi in un colloquio telefonico ha spiegato che l’emergenza potrebbe ripercuotersi sul resto dell’Europa. Van Rompuy si sarebbe  espresso sulla possibilità che  “al più presto” sia convocato un vertice dei capi di Stato e di Governo dei 22.
Intanto le odierne comunicazioni del ministro Maroni, che ci informa tra l’altro,  su un possibile flusso ammontante ad 80 mila maghrebbini, un vero esodo, confermano le preoccupazioni espresse sia dai cittadini Lampedusani che degli abitanti di Porto Empedocle e dovrebbero fugare ogni dubbio sull’entità della emergenza e sul livello politico necessaria ad affrontarlo. Restando in attesa delle decisioni delle istituzioni Europee possiamo sul piano locale comunque fare qualcosa.
Personalmente già in passato, nella qualità di Assessore alla Protezione Civile, mi sono occupato della problematica e diedi l’input per la realizzazione, nell’area adiacente al porto, di una Tendostruttura, gestita dalla Protezione Civile Regionale. In questi anni tale opera provvisionale ha contribuito ad affrontare con decoro l’emergenza sbarchi senza recare pregiudizio e/o interferenze alle attività portuali sia di natura commerciale che turistica.
Adesso però il problema si presenta di dimensioni bibliche e con caratteristiche tali da comportare da parte delle Autorità locali, nuove misure di supporto e di tutela dell’ordine pubblico.
Nelle more di un intervento sovranazionale occorre con sollecitudine, a mio avviso, reperire nelle immediate adiacenze della zona portuale altri spazi ed è necessario per questo che le Amministrazioni comunale e provinciale si facciano promotrici delle iniziative del caso.
Parte di questi spazi potrebbero essere recuperati nella parte terminale dell’area ex Montedison all’interno dei vecchi capannoni dimessi per diventare, a fine emergenza, “contenitori” di integrazione culturale e/o economica per i migranti provenienti dai Paesi del Nord Africa.

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Categoria: Attualità, Politica

Comments (3)

 

  1. [...] Lampedusa: Porto Empedocle si prepari all’emergenza sbarchi Condividi con: [...]

  2. Mariano Bonaccorso scrive:

    La svolta ideologica nei paesi arabi

    Come qualunque cittadino che legge i quotidiani e vede la tv sto seguendo con attenzione gli avvenimenti che stanno condizionando i paesi arabi. Ovviamente per quello che sta accadendo nel nord africa c’è molta preoccupazione da parte della diplomazia occidentale per il fatto che un eventuale cambiamento degli equilibri politici potrebbe creare degli effetti destabilizzanti in tutto il medio oriente
    La protesta nel mondo arabo inizia in Tunisia quando un giovane ambulante del luogo, subito dopo che la polizia gli sequestra la merce, si da fuoco divenendo il simbolo della rivolta contro il regime di Ben Ali,. mentre le masse dei giovani algerini si ribellavano contro Bouteflika.
    Lo stesso episodio purtroppo si è verificato di recente anche a Palermo con un ambulante marocchino, che si è dato fuoco subito dopo che il vigili urbani gli hanno sequestrato la merce.
    Dopo le piazze di Tunisi, di Algeri e del Cairo la ribellione delle nuove generazione che con il loro grido di libertà hanno infranto la barriera della paura, si è allargata in tutta la fascia islamica.
    Le sommosse in Bahrein hanno sorpreso soprattutto i paesi dell’Unione Europea il quale si immaginavano che la rivoluzione sarebbe rimasta circoscritta ai soli paesi poveri del Nord Africa. L’Europa sperava che l’escalation prevista in Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania avrebbe lasciato fuori dal teatro della rivoluzione il ricco Bahrein. Ma dopo i morti in Bahrein ci si rende conto che non è la ricchezza l’arma difensiva da questo tipo di fenomeni insurrezionali che imperversano in questi paesi arabi. Per arrivare a un punto di degenerazione come quello a cui stiamo assistendo nei paesi arabi non basta un dittatore seduto per tanto tempo allo stesso posto, ma ci sono ragioni di fondo derivati dalla povertà e dalla insoddisfazione di un popolo stanco di vivere in condizioni disdicevoli. Anche in Libia malgrado sia un paese benestante, grazie alla strategica redistribuzione delle rendite energetiche, molti giovani soffrono i venti di crisi, visto che per almeno il 30% sono disoccupati. Eppure pare legittimo chiedersi se non sarà proprio Gheddafi la prossima vittima dell’onda scaturita dalla Tunisia che è già costata il trono a Ben Ali e in Egitto a Mubarak
    Lo sguardo geopolitico dell’Europa verso i cambiamenti in atto nei paesi arabi, non deve a mio avviso trascurare motivazioni e contraddizioni strutturali che hanno determinato l’atto di ribellione.
    Per la prima volta dopo decenni di sopraffazione gli arabi si sono ribellati, non più animati da passioni ideologiche e religiose, ma per chiedere il pane, il lavoro, perché stufi della corruzione, perché privati del futuro.
    I principali protagonisti della rivolta sono stati i giovani che compongono la maggioranza della popolazione, in grado di usare i mezzi tecnologici della comunicazione di massa e capaci di una coscienza per molti versi globalizzata
    Giovani che non hanno bruciato nelle piazze dei loro paesi le bandiere a stelle e strisce o con la stella di Davide, non hanno alzato la bandiera verde dell’islam, ma hanno semplicemente preteso che il despota di turno lasciasse il palazzo, il potere per costruire un nuovo assetto istituzionale e democratico condiviso dal popolo.
    .Da ultimo, la rivolta in atto ha determinato la ripresa dei flussi migratori di extracomunitari che attraverso il canale di Sicilia vogliono raggiungere l’Europa. Non stupirebbe, dunque, se alla diffusa simpatia per le rivoluzioni in corso seguisse presto, non solo in Italia, un drastico cambio di umore da parte di coloro che sono favorevoli alla svolta ideologica nei paesi arabi

    Mariano Bonaccorso
    Burgio (AG)

  3. Adriana scrive:

    Siamo tutti pronti ad aiutare i clandestini, arrivati dalla Tunisia,fare accoglienza è naturale, ma cosa si farà dopo?
    Resteranno nella nostra isola ,oppure si farà qualcosa per rimpatriarli?
    La situazione della Sicilia già è molto perplessa, qui vi si trova molta gente che non ha rifugio e magari lasciamo che tutta questa flotta di gente, rimanga qui. caro onorevole Cimino cosa si farà dopo l’emergenza sistemazione?
    Berlusconi viene qui in Sicilia per la sistemazione di questa gente, ma perchè non viene a vedere quello che c’è nei quartieri di alcune città della nostra isola,non ha voluto aiutare il Sud e adesso viene lui direttamente…….non pensa che già è piena di gente di altre nazioni?
    Io li rimpatrierei, prima che si insediano per sempre…

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