Giuseppe Picone, uno dei grandi che Agrigento ha (quasi) dimenticato

Di:Paolo Cilona
Da: La Sicilia del 17/10/2011

L’avvocato Giuseppe Picone, dopo un lungo e lento malore, causato da una caduta, morì il 14 agosto 1901. La stanza fu meta di un affettuoso pellegrinaggio della cittadinanza che volle rendergli omaggio. Sono trascorsi ben 110 anni dalla sua dipartita; il suo ricordo è avvolto dall’eterno obliò, una dimenticanza grave da parte delle istituzioni pubbliche. Ogni anniversario è parola di evocazione, di ricordi, di gratitudine nei confronti di chi esaltò sul piano della scienza giuridica la propria terra. In verità, nel corso del centenario della morte, toccò al Cepasa, associazione culturale agrigentina, ricordare l’insigne giurista, con la collocazione di una lapide nella via a lui intitolata. Giuseppe Picone fu un uomo politico lungimirante, avvocato pragmatico, controcorrente all’uso e all’abuso della parola. Pratico ed obiettivo nell’esposizione dei problemi. Non amò la retorica e il bizantinismo politico fuorviante di chi, nel giuoco degli schieramenti preferiva privilegiare il proprio tornaconto in danno della cosa pubblica.
Come ancora oggi – esplodevano le diatribe e le contrapposizioni di potere. Un caso emblematico sul piano politico fu l’istituzione in Agrigento della Corte d’Appello. Argomento ripreso con forza giorni addietro da alcuni autorevoli esponenti dell’Ordine forense agrigentino dopo 150 anni dal giorno del primo dibattito da parte del Consiglio provinciale di Girgenti. Ben quattro sedute e due sessioni politiche non furono sufficienti per indirizzare al Re Vittorio Emanuele II la petizione da parte del Consiglio provinciale per ottenere l’istituzione della Corte d’Appello.
Dopo tante peripezie finalmente l’argomento fu approvato il 20 settembre 1861 grazie al decisivo intervento da parte del Presidente del Consiglio avv. Giuseppe Picone, che da qualche giorno aveva assunto l’importante carica politica.
È utile ricordare al riguardo l’intervento pregiudiziale del Presidente avv. Giuseppe Picone: «Torno alla questione di ieri sul voto relativo all’istituzione in Girgenti della Corte d’Appello. Non vedo connessione né due membri della proposizione che son quelli della circoscrizione giudiziaria circondariale, e del voto per la Corte d’Appello, dopodiché qualunque sia la sorte della circoscrizione territoriale, resta sempre intatta la questione sulla convenienza di una Corte d’Appello in Girgenti, onde facilitare il termine delle liti».
Il Consiglio provinciale dopo un travagliato dibattito finalmente approvò la proposta dell’avv. Giuseppe Picone con 21 voti favorevoli ed uno contrario. Purtroppo, il Re Vittorio Emanuele II, assegnò la Corte d’Appello a Caltanissetta, per averla richiesta ancor prima di Girgenti.
Sono trascorsi centodieci anni dalla morte di Giuseppe Picone, una data da ricordare, un impegno da mantenere nel tempo verso l’uomo che dedicò la sua vita allo studio del passato della sua amata città natale, dedicandole ben tre grossi volumi. Oggi, purtroppo, non esiste più traccia della sua tomba dove deporre sopra la lapide dei fiori in suo ricordo ed omaggio. La tomba, nel silenzio generale, venne venduta negli anni Sessanta del secolo scorso, dagli eredi che dimostrarono scarso amore per l’illustre parente. È il destino di tanti uomini illustri, dimenticati dai posteri distratti e inconsapevoli del danno arrecato alla città e all’avvocatura agrigentina. Il grande avvocato, principe del foro agrigentino, Vincenzo Coniglio così lo ricordò nel suo elogio funebre: «Parlo a nome dei miei colleghi e mio, non per esprimere un rimpianto, ma per sciogliere un inno. Nel circolo infinito della vita la morte non è che un essere solo, il solo grande essere, che trascina la vita attraverso la serie infinita dei secoli, che si succedono con una rapidità vertiginosa nel vortice dell’eternità. Sì, perché solo i piccoli muoiono; gli esseri che nulla hanno da tramandare alla storia scompaiono; ma i grandi vivono al di sopra del tempo e dello spazio, perché tali forme meschine della nostra sensibilità per essi non esistono. Sono le nostre abitudini, gli affetti ereditati negli organi, che ci fanno considerare la morte come un distacco, uno schianto dell’anima, la quale, per quanto cosciente si piega oltre alla piaga del dolore che invade. Ma non sono le lacrime spremute dal ciglio che possono servire di conforto allo spirito del trapasso; bensì l’omaggio sincero alla memoria di lui, che stabilisce gli anelli di questa catena indissolubile, di questa comunione universale, per cui quelli che se ne vanno si legano a quelli che restano. Fu giurista insigne quale lui solo e soltanto allora poteva essere. Non aveva finito di sudare sui libri di Erodoto e di Diodoro Siculo e su manoscritti arabi della nostra Biblioteca Lucchesiana, che scendeva a scrivere la sua Lucrezia che, a giudizio dei migliori, non aveva nulla da invidiare ai classici lavori del Artigiano. Egli fu forza, mente ed attività. Egli sognava Girgenti grande, felice e prospera come ai tempi di Terone e Gellia. Scrisse quel monumento prezioso delle Memorie storiche agrigentine, che verrà ad eternare la ricordanza di lui nella gratitudine e riverenza delle generazioni future».
Per i grandi servizi resi alla Patria fu insignito di varie onorificenze tra le quali quella di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia e di Cavaliere dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro. Fu anche socio dell’Istituto Archeologico Germanico.

Condividi con:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Yahoo! Buzz
  • Google Buzz
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo

Tags:

Categoria: Cultura & Religione

Comments (4)

 

  1. Pasquale Hamel scrive:

    Piccone, la cui figlia sposò Il comm. Gelando Cappadona, bisnonna di mia moglie, fu uno degli studiosi più attenti del storia siciliana, un erudito, conoscitore dell’arabo, che ebbe rapporti di grande frequentazione con Michele Amari

    • Pasquale Hamel scrive:

      Scusate il computer con il suo vocabolario predefinito fa brutti scherzi per cui Picone é divenuto Piccone, Gerlando si ê mutato in Gelando e della si é ridotta a del.

  2. Santino scrive:

    Spesso dimentichiamo i personaggi migliori che abbiamo avuto pur se ne pratichiamo gli insegnamenti

  3. max scrive:

    E’ lunsinghiero ricordare, a volte, uomini agrigentini di grande valore.

Commento




ATTENZIONE !! Lunghezza massima 1000 Caratteri