I MITI POLITICI NELLA STORIA DELLA SICILIA

A tavola a volte nascono belle idee e questa è una di quelle. Da una porcellana raffigurante la mitologia siciliana si finisce per parlare di miti politici siciliani. Michelangelo Ingrassia, docente di Storia Contemporanea, più volte presente in questo Blog,   della chiaccherata avuta  sull’argomento ha tratto spunti per  un lungo post, quasi un vero  e proprio “instant book” .  Lo proroniamo alla vostra lettura e discussione  in una successione di quattro post/capitoli, come fosse un libro di cui se volete questa è la prefazione. Nell’ultimo post/capitolo verra anche riportata la bibliografia.

Questi i tre post successivi, uno al giorno che verranno raccolti in un comodo widget  sulla barra destra del Blog. Buona  Lettura.

Michele Cimino

Mito è una parola di origine greca che significa letteralmente leggenda. Nel suo Dizionario di filosofia Dagobert D. Runes spiega che il mito è una “verità presentata in forma simbolica o affettiva (…) una narrazione che sfrutta il metodo suggestivo della rappresentazione simbolica per sfuggire alle limitazioni del significato letterale”. Il mito insomma, nel significato più intimo, è un racconto.

Agli albori del novecento, uno scrittore politico inquieto e scomodo come Georges Sorel applicò questa particolare forma di racconto alle cose della politica. Nelle sue Réflexions sur la violence, una delle grandi opere politiche del ventesimo secolo, Sorel presentò il mito politico come una organizzazione di immagini capaci di evocare istintivamente tutti i sentimenti legati alle più forti tendenze di un popolo o di un partito. In questo senso il mito, da narrazione sostenuta e tramandata dalla tradizione popolare, diventava una istanza intellettuale e pratica capace di sorreggere un’azione politica popolare.

Il mito politico, dunque, come idea e come prassi; ovvero come pensiero e come azione. Se il mito letterario è il racconto di un avvenimento fantastico ed emotivo che appartiene alla memoria di un popolo, il mito politico diventa qualche cosa di straordinariamente potente ed energico: il detentore di un potere magico in grado di mobilitare il popolo spingendolo ad agire o a reagire. Il mito politico funge così da richiamo per il popolo che riscopre la forza del proprio passato, della propria identità, della propria coscienza, delle proprie origini, dei propri principi e sulla base di questi valori si orienta o riorienta ad un dato momento del suo cammino e delle sue vicende, ovvero della sua storia.

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Categoria: Cultura & Religione

Comments (6)

 

  1. tiziana iannotta scrive:

    il mito sociale di Sorel inneggiava allo sciopero generale dei proletari contro la borghesia come ad un tirocinio rivoluzionario e sentiva la violenza come necessaria al processo di rinnovamento. Io invece credo che, piuttosto che ad una rivoluzione, si debba dar vita ad una restaurazione dall’interno del sistema politico, correggendo le deviazioni e incanalando l’energia creativa che ogni partito ha verso una vera politica sociale che, unica, oggi, può ridare senso all’azione politica. quest’ultima, infatti, oggi è vuota di senso in quanto letteralmente scollegata dalle istanze primarie della cittadinanza che, sentendosi abbandonata a sé stessa, sta dando vita al partito del silenzio, quel 30% che non vota più. quest’urlo silenzioso non ha bisogno di miti, a meno che non vogliamo rispolverare quello di Colapesce, che regge la Sicilia. Se Forza del Sud, saprà essere il Colapesce del Meridione, allora darà risposta all’urlo silenzioso degli abbandonati.

  2. Giovanni scrive:

    Stacchiamoci dal PDL….

  3. Mariano Bonaccorso scrive:

    Gli anni di una grande passione politica

    Il 7 giugno 2011 nella sala della Lupa della Camera dei Deputati si è svolto un convegno per commemorare Giuseppe La Loggia presidente della Regione siciliana negli anni ’50 e componente della Camera dei deputati fra il 1968 e il 1983. Giuseppe La Loggia che nasceva cent’anni fa ad Agrigento fu convinto autonomista ed uno dei padri dello Statuto Siciliano, figlio di Enrico La Loggia antifascista e sottosegretario alle Finanze nel 1921 nei due governi Facta.
    Giuseppe La Loggia che fu tra i discepoli di Don Luigi Sturzo convinto assertore delle idee municipaliste, seppe coniugare cultura autonomistica regionale e unità nazionale. Infatti i parametri d’azione a cui ispirò il suo impegno politico fu il pluralismo politico ed amministrativo, un autonomismo senza strappi antiunitari, un controllo di efficienza sull’amministrazione e sulla spesa pubblica, una giustizia distributiva Con Alcide De Gasperi fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana in Sicilia. Per lui furono gli anni di una grande passione politica e di partecipazione popolare segnati da una voglia di ricostruzione dello sviluppo. Con Giuseppe Alessi e Franco Restivo nei primi governi della Regione Sicilia fu Assessore regionale all’Agricoltura e alle Finanze. A Giuseppe la Loggia si deve la riforma agraria e il tentativo di reindustrializzazione della Sicilia con la Sofis e gli incentivi alle imprese, una legge per il turismo. Ma non tutte le su intuizioni furono sviluppate, perchè il milazzismo e le operazioni trasformistiche condizionarono le scelte delle politica. I suoi insegnamenti validi ancora oggi sono che bisogna fare politica guardando agli interessi di tutti e non di questa o quella parte, di questa o quella fazione, di questi o quelli interessi particolare. Se si riesce a guardare alla Sicilia nel suo insieme integrata nel mezzogiorno e nel resto del paese. La sua visione è quindi improntata a quella di un riformismo moderato, d’ispirazione liberale e sturziana, attento all’eliminazione delle ingiustizie sociali ma fermo nel respingere degenerazioni di tipo assistenzialistico, e ciò pur aderendo alla cultura dell’intervento pubblico d’ispirazione keynesiana che venne affermandosi nelle democrazie occidentali nell’immediato secondo dopoguerra. Componente essenziale di questa visione è un profondo senso dello Stato e delle Istituzioni democratiche, la cui amministrazione desiderava fosse efficiente, rispettata e scrupolosamente attenta al buon uso delle risorse pubbliche. La presidenza della regione siciliana nel 1956 di La Loggia, segnò un passaggio decisivo nella storia dell’autonomia concepita nel quadro dell’unità nazionale, anche di tipo federalista. Un’autonomia sempre avversa ad ogni tentazione separatista”. La concezione di La Loggia sull’autonomia regionale ancora oggi è viva nell’odierna vocazione federalistica. Un federalismo inteso come un’ occasione per un’autentica rinascita del Sud. Uno strumento da affidare ai siciliani per dimostrare di non volere pesare sul bilancio dello Stato Quello che Giuseppe La Loggia aveva sempre sognato di vedere il riscatto della Sicilia che con le sue potenzialità e le sua capacità contribuisce a fare crescere la ricchezza del paese In definitiva egli rappresenta un patrimonio importante soprattutto per i giovani, che devono apprendere una lezione tuttora attuale di un grande maestro di cultura politica, democratica e parlamentare

    Mariano Bonaccorso
    Burgio (AG)

  4. Adriana scrive:

    Sal appena scrivi con il tuo vero cognome farse poi te lo diciamo…..che il ridicolo sei tu……..almeno hai capito il pechè vuole istallare si dice così….. il controllo elettronico,oppure non sei in grado di farlo…..

  5. Io Sto Con Micciche' scrive:

    @Sal
    Non è con il “benaltrismo” che risolleviamo le sorti della nostra isola.
    Un mito sicuramente a te noto diceva che i siciliani avevano sempre dovuto lottare per la loro libertà, per il diritto di vivere secondo le proprie leggi, rimanendo se stessi sotto qualunque dominazione.
    Ecco siamo ancora a lottare, ed è ridicolo questo si, che in molti si voltino a guardare altrove o a pensare che serva ben altro per sole posizioni ideologiche ataviche e desuete.

  6. Sal scrive:

    Preferirei parlare del mito del Cipe, della Tav del nord che costa 500 milioni a Km e di Miccichè che “cala la testa e fa dichiarazioni d’amore a Berlusconi, del piano del sud che mettendo un controllo elettronico vuole trasformare la borbonica tratta ferroviaria Villa Salerno, ridicolo, fate ridere”

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