Le Buone Letture:I molteplici rischi di chi è abituato a vincere

Di:Francesco Alberoni
Da: Corriere della Sera

Il rischio è perdere il «pessimismo intelligente»

È meglio essere audaci o prudenti, ottimisti o pessimisti? Ci dicono che la fortuna aiuta gli audaci. Ed è spesso vero. Tutti coloro che hanno compiuto imprese importanti hanno dovuto affrontare coraggiosamente rischi e difficoltà. Pensiamo alla celebre traversata dell’Atlantico di Lindbergh e ad alcune audacissime imprese belliche che hanno avuto successo come la beffa di Buccari o l’attacco dei «maiali» al porto di Alessandria. Tutte azioni audacissime che però sono state lungamente preparate e condotte con mezzi tecnici adeguati. Ma la fortuna non ti aiuta se ti butti all’assalto alla baionetta sotto il fuoco delle mitragliatrici nemiche perché hai quasi la certezza di venir ucciso.
Stesso discorso vale per l’ottimista e il pessimista. È certamente più facile che faccia buoni affari una persona ottimista che una pessimista. Perché sa cogliere le occasioni favorevoli mentre la seconda se le lascia sfuggire. Tutti i grandi imprenditori che ho conosciuto erano degli ottimisti però va anche detto che studiavano attentamente le tendenze del pubblico e facevano molte ricerche prima di iniziare la produzione di massa. C’è, in sostanza, un ottimismo vigilante e un ottimismo incosciente. Il giocatore esperto che ha fatto una vincita favolosa non butta il denaro che ha vinto illudendosi che il colpo di fortuna si ripeta.

Passando al pessimismo troviamo il pessimismo paralizzante di quando siamo depressi e vediamo solo ostacoli insuperabili. In questo caso non siamo prudenti, ma paralizzati dalla sfiducia. Non prendiamo la decisione più saggia e più prudente, ma quella che ci richiede meno energia e meno sforzo. C’è però anche il pessimismo intelligente della persona che non dà mai nulla per scontato, che tiene sempre presente la difficoltà dell’impresa, che non sottovaluta i suoi nemici, che calcola l’imprevisto. Plutarco ci parla del console Marcello che prese Siracusa ma perse la vita in una perlustrazione e di Quinto Fabio Massimo il temporeggiatore, che logorò l’avversario e lo costrinse alla ritirata.

È questo pessimismo intelligente che viene meno in certe persone abituate ad avere molto potere e a vincere sempre, per cui finiscono per considerarsi invincibili. Come Napoleone quando non ha capito che doveva ritirarsi rapidamente da Mosca. Ma sono molti coloro che, di fronte ad una sconfitta inattesa, reagiscono in modo scomposto, con gesti improvvisati che, anziché aiutarli, li danneggiano.
www.corriere.it/alberoni

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Categoria: Le Buone Letture

Comments (1)

 

  1. Alessandro Patti scrive:

    Egregio Professor Alberoni,
    mi permetto di chiosare sul Suo pensiero per il tramite di questo blog, dato che il Suo articolo è qui trasmigrato. Questo blog è la casa dei “pessimisti intelligenti” (per averne una prova, legga il fondo “D’Alessio, la Moratti ed il Titanic…”); di coloro i quali hanno vanamente provato, provano e continueranno imperterriti (fino a quando?) a provare di indurre Napoleone a miti consigli e ad un pizzico di sensata ragionevolezza, politica e non solo. Mosca, Waterloo o chissà cos’altro (faccia Lei) è ormai alle spalle; le truppe hanno già dimostrato – e continueranno a farlo – di essere sempre pronte ad “andare in soccorso dei vincitori”, benchè muniti soltanto di sgangherate baionette. Le campagne volte alla conquista del Nord (Mosca e Waterloo) hanno avuto un esito miserrimo; come se non bastasse, Alberto da Giussano comincia a sguainare la sua durlindana, minacciando d’infilzare la carotide di Napoleone. Adesso quei pessimisti intelligenti vorrebbero farsi parte diligente, consigliando a Napoleone di tramutarsi in “audace ottimista”, circondandosi di nuovi e validi ufficiali e sottufficiali, che lo inducano a “preparare con mezzi tecnici adeguati” (sono Sue parole) una nuova campagna nel Sud. Tempo fa, quando ancora gli ufficiali ed i sottufficiali venivano scelti sul campo piuttosto che nelle sale del Palazzo Reale, accadde addirittura che si vincessero 61 battaglie consecutive, infliggendo altrettante sconfitte agli avversari. Adesso potrebbe provarsi a riscrivere la storia, mutandone radicalmente il finale: Napoleone vira a Sud; rinverdisce quartier generale e truppe d’assalto; lascia che siano le conquiste sul campo a decidere chi sarà il suo prossimo successore. Dopodichè, avendo egli divisato di comprar casa nella meravigliosa isoletta di Santelenusa, ritirarvisi con onore ed elogio, piuttosto che concludere la sua esistenza con la condanna ad un misero ed infamante esilio.
    Cordialità.

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