Lettera aperta ai “Consigli Comunali e Provinciali” della Sicilia

Ai Presidenti dei Consigli Comunali e Provinciali della Sicilia e a tutti i Gruppi Consiliari di Forza del Sud

Oggi, nell’approssimarsi del dibattito nazionale sul federalismo regionale e municipale, vi invio lo schema di una mozione da fare approvare che impegni le amministrazioni siciliane ed i Sindaci a far pervenire al Presidente dell’ARS e della Regione la propria adesione e condivisione della legge voto presentata da me all’Assemblea regionale.

Ho presentato un disegno di legge per modificare il secondo comma dell’articolo 36 dello Statuto Speciale sostituendo il secondo comma vigente con il seguente “ sono però riservate allo Stato le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto”. Conseguentemente l’iniziativa oggi promossa mira ad escludere che continuino ad essere riservate allo Statole imposte di produzione”. Questo per ribadire il principio della territorialità del gettito tributario e per determinare nuove e maggiori risorse da destinare allo sviluppo della regione siciliana.
La modifica legislativa proposta merita di essere appoggiata per le ragioni che seguono.
L’aumento di gettito che l’approvazione del disegno di legge comporterebbe per le casse regionali sarebbe nell’ordine di diversi miliardi di euro, considerato che tra le imposte di produzione vanno annoverate quelle versate dalle imprese che in Sicilia raffinano circa il 40 per cento degli oli minerali prodotti in Italia.

È evidente che qualunque norma che consenta di aumentare le entrate regionali, senza elevare la pressione fiscale, appare conveniente al contribuente siciliano, ma è anche certo che una riforma di tale rilevanza deve essere fondata su solide argomentazioni giuridiche e politiche.
Prevedibilmente la proposta in esame sarà avversata, in sede nazionale, da parte di quelle forze politiche che hanno fatto della denuncia degli sprechi finanziari del Mezzogiorno il loro cavallo di battaglia.
Tuttavia, sarebbe troppo sbrigativo e semplicistico affermare che, come si usa ripetere, non si devono dare maggiori risorse alle regioni del Sud, perché esse in passato hanno dimostrato di non saperle sfruttare adeguatamente.
Nella fattispecie non si tratta, infatti, semplicemente, di chiedere maggiori risorse allo Stato,si tratta piuttosto di intervenire in coerenza con la sfida del federalismo, in un momento in cui la Sicilia sembra ritrovare l’orgoglio che la sua storia e la sua cultura le consentono di vantare.

E’ opinione diffusa che la Sicilia abbia goduto negli ultimi cinquant’anni, di un’ampia potestà fiscale che non ha saputo sfruttare adeguatamente.
Si tratta, in verità, di un equivoco, poiché l’autonomia finanziaria regionale è rimasta claudicante ed incompleta.
Sotto il primo profilo va osservato che mentre le regioni ordinarie, negli anni, hanno negoziato con lo Stato i trasferimenti ad esse spettanti, la Sicilia, in virtù del sistema risultante dal combinato disposto dell’art. 36 dello Statuto e delle norme di attuazione del 1965, ha ricevuto e riceve il gettito dei tributi erariali riscossi sul proprio territorio, ad eccezione delle entrate derivanti dalle imposte di produzione, dai tabacchi e dal lotto.
Dunque, mentre per le altre regioni la logica era di tipo centralistico (c.d. finanza derivata), in Sicilia si è inteso adottare un meccanismo in virtù del quale — semplificando — alla regione sarebbero spettate le imposte derivanti dalla ricchezza prodotta nel proprio territorio.
È facile comprendere che siffatto meccanismo, lungi dal realizzare l’ipotizzata autonomia, ha in realtà impedito alla Regione di dotarsi di una propria politica economica, poiché al diritto di incassare i tributi erariali non è sostanzialmente corrisposta una potestà regionale di legiferare sui tributi medesimi.
Pertanto le entrate regionali sono sempre state condizionate dalle scelte tributarie formulate dal Parlamento e dal Governo nazionale.
Non soltanto l’autonomia finanziaria siciliana è stata, nel senso sopra descritto, claudicante. Essa è stata altresì incompleta.
Ed infatti alla Regione non è mai spettato l’intero gettito fiscale riconducibile alla ricchezza prodotta nel proprio territorio, poiché lo Stato ha trattenuto per sé, tra le altre: 1) le imposte che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate in ambito regionale, sono riscosse al di fuori del territorio siciliano; 2) le entrate derivanti dalle imposte di produzione, dai tabacchi e dal lotto.
In particolare, le imposte di produzione — specie con riguardo all’accisa sugli oli minerali — costituiscono una notevolissima deroga al principio dell’autonomia finanziaria, sia perché producono un gettito molto elevato, sia perché sono collegate ad attività localizzate nel territorio regionale, come gli stabilimenti petroliferi, che producono un notevole impatto sull’economia e sull’ambiente.
Se la riserva allo Stato delle entrate derivanti dalle imposte di produzione poteva, forse, trovare una qualche giustificazione nel tempo in cui lo statuto era stato concepito, quando dominava il centralismo statuale, non sembra che possa essere oggi accettata, in un sistema che, anche per le regioni c.d. ordinarie, tende a valorizzare la capacità fiscale territoriale.
Se si tiene conto delle superiori osservazioni non può che condividersi il senso del disegno di legge da me presentato, la cui approvazione costituirebbe un primo passo per un’adeguata proiezione della Regione siciliana nel sistema federale che si va realizzando nell’ordinamento repubblicano.
In altri termini, la Sicilia non ha nulla da temere — e anzi sembra che avrebbe soltanto da guadagnare — da un federalismo fiscale equo e giusto, che le attribuisca per intero (salva l’applicazione dei fondi perequativi) la ricchezza che deriva dal proprio territorio; ciò che essa davvero ha da temere è il rischio, latente, che si realizzi un federalismo fiscale opportunistico, promosso da chi vorrebbe trattenere ciò che è proprio e mettere in comune ciò che è degli altri.
Per questi motivi chiedo oggi, di batterci noi tutti che amiamo la nostra terra affinchè sia ridato alla Sicilia quello che è di diritto della Sicilia.

Michele Cimino

Scarica il testo della mozione

Mozione_art._36

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Categoria: Attualità

Comments (3)

 

  1. Damiano F. scrive:

    Ottima iniziativa, le mie più sincere congratulazione all’On. Cimino. Mi premurerò di fare sapere al presidente del consiglio comunale della mia città di questa mozione.

  2. Beppe scrive:

    L’impegno è tanto commendevole quanto gravoso. Ho il timore che trattandosi di politica con la “P” maiuscola non trovi nella classe preposta a recepirla il livello di Q.I. necessario per dare seguito a questa iniziativa. Spero sinceramente di essere in torto.

  3. Emma scrive:

    come dire….Un Impegno Concreto

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