Link: https://www.huffingtonpost.it/entry/meglio-che-gentiloni-non-vada-agli-affari-economici_it_5d73950fe4b0fde50c26f7bf

 I temi del Patto di stabilità saranno presidiati dal ministro dell’Economia Gualtieri. Inutile avere due italiani nello stesso settore. Sarebbe assai meglio puntare su un dicastero per l’economia reale

Stefano Montesi – Corbis via Getty Images

Il Governo Conte bis ha avuto i segnali di fiducia da parte dei mercati finanziari e nelle valutazioni politico-istituzionali europee ma anche nella opinioni di mass media non nostrani. Al presente, come italiani, bisogna prenderne atto con soddisfazione perché il livello di sfiducia internazionale verso l’Italia aveva raggiunto una intensità e ampiezza record per il nostro Paese

Pensare che adesso tutto sia risolto è ingenuo e tuttavia bisogna dare a questo Governo una apertura di credito ampia ma vigilata, costruttiva ma anche correttiva perché la nostra situazione economica necessita di cure urgenti piuttosto che di critiche senza proposte migliorative. Ma anche l’Europa necessità di cure come ha di recente ricordato il Presidente Mattarella. Vari temi andrebbero affrontati perciò in questo inizio del Conte bis in Italia e della Commissione Von der Leyen. Riflettiamo nel seguito sul nesso italo-europeo

Più euro-flessibilità non basta

E’ evidente che il governo Conte bis ha una intonazione europeista ma la stessa deve essere proattiva nella progettazione e nella concretezza e non solo incalzante per avere più flessibilità in termini di deficit e di debito. Perché se otteniamo questa flessibilità e non cresciamo di più ,alla fine le nostre debolezze di finanza pubblica rimarranno. E’ buona cosa che mercati dei titoli di stato con il Conte bis abbiano segnato una convergenza sui tassi di interesse che in termini di spread sui titoli tedeschi si sono dimezzati da fine maggio passando da 300 a 150 punti base. Tuttavia i nostri tassi sono ancora vicini a 1% sui titoli decennali mentre quelli di spagna e Portogallo,due paesi economicamente più deboli dell’Italia, sono vicini allo zero. Dunque c’è molto da fare e ciò significa considerare le possibili traiettorie del Conte bis e dell’Italia in Europa.

Parleremo nel seguito, spesso, di italiani non per affermare un italo-nazionalismo rivendicativo, minaccioso e rancoroso ma per sottolineare che il nostro Paese per cultura e risorse umane, economia e innovazione è una componente essenziale della Costruzione Europea con un potenziale ruolo che solo altri due Paesi, e cioè Francia e Germania, già hanno e che la Spagna si approssima a conseguire in ascesa mentre l’Italia aveva abbandonato in discesa. Il sistema europeo funziona molto sulle rappresentanze paritetiche dei Paesi membri ma nei fatti si assiste poi ad inversione di ruoli dove piccoli Paesi contano più di grandi Paesi. La ragione è che spesso i piccoli sono più organizzati di alcuni grandi come l’Italia

La presenza italiana nella Commissione europea

La prima prima “casella” organizzativa è istituzionale e riguarda il nuovo Commissario italiano. Paolo Gentiloni ha una caratura molto alta essendo forse la prima volta che un grande Paese europeo candida un ex presidente del Consiglio. Per ora sembra che il Conte-Gentiloni punti al “dicastero” (denominazione impropria ma chiara) per gli affari “economici, finanziari e monetari”. E’ un obiettivo che non ci convince proprio perché dati i nostri conti pubblici si metterebbe Gentiloni in una posizione molto difficile. I temi del Patto di stabilità saranno presidiati con grande competenza dal Ministro dell’economia Roberto Gualtieri. Inutile avere due italiani nello stesso settore.

Sarebbe assai meglio puntare su un “dicastero” per l’economia reale, sia perché in quello nessuno potrebbe obiettare al ruolo italiano ma anche perché lì Gentiloni potrebbe diventare il capofila dei Commissari e dei Paesi che vogliono una Ue più coraggiosa sugli investimenti materiali ed immateriali. Quindi “dicasteri” come “Occupazione, crescita, investimenti e competitività” o come “Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI” sarebbero più utili all’Italia, anche come paese co-leader manifatturiero (assieme alla Germania) nella Ue. Da uno dei due dicasteri si avrebbe anche un ruolo più incisivo sul bilancio comunitario e sulla attività della Banca Europea degli investimenti in relazione al Piano Juncker. Quanto al dicastero “Concorrenza” interessa più alla Francia che a noi per le fusioni tra macro-imprese.

La presenza politico istituzionale italo-europea

La nostra presenza si deve però articolare nella Ue anche in altre filiere di cui abbiamo parlato spesso. Vi è quella nel Consiglio dei ministri europei che con il Parlamento europeo (del quale non trattiamo oggi ma dove l’Italia conta) esercita la funzione legislativa e di bilancio nell’ambito della Ue. Attuamente la declinazione del Consiglio e su dieci “formazioni” ciascuna delle quali svolge funzioni ad hoc (da Ecofin a energia ,istruzione ecc). Poiché non è sempre possibile che un Ministro italiano riesca a seguire con piena attenzione sia i problemi interni che quelli europei, abbiamo spesso sostenuto che ogni dicastero si doti di un viceministro o sottosegretario interamente dedicato agli affari europei. Quindi già con provata esperienza nel campo e possibilmente capacità di raccordarsi con le Commissioni del Parlamento europeo, con le direzioni generali e la tecnostruttura della Commissione europea dove gli italiani hanno raggiunto per propri meriti di competenza e serietà livelli molto alti. Un esempio è dato da Marco Buti che è stato per più di dieci anni direttore generale per gli affari economici e monetari con una riconosciuta competenza che dovrebbe oggi essere utilizzata nel board della BCE. L’assioma che uno vale uno e che la competenza non conta perché in democrazia contano solo i voti è una ingenuità ora in parte compresa anche dal M5S che forse, sia pure con le sue scelte politico-ideologiche, ha capito che i voti servono anche per sostenere le competenze capaci di portare ai risultati desiderati.

La presenza politico progettuale italo-europea

L’Italia deve infine riprendere un ruolo progettuale di lunga lena che difficilmente più essere assunto dal Governo in carica e dal Commissario Italo-europeo. A tal fine riteniamo che andrebbe creata dai poteri istituzionali in carica della Repubblica italiana, una Commissione indipendente per riprendere il Libro Bianco del Presidente Juncker della primavera del 2017. Con i suoi cinque scenari e progetti sul Futuro dell’europa il Libro Bianco, unitamente al rapporto del 2015 dei 5 presidenti (della Commissione europea,della BCE,del Parlamento europea, dell’eurogruppo, del Consiglio Europeo, tra i quali Mario Draghi ha avuto un ruolo cruciale) sul  completamento dell’Unione economica e monetaria, sono la base per delle riforme incisive della Ue e della Uem alle quali l’Italia deve prestare la massima attenzione. I prossimi 10 anni saranno cruciali per far progredire la eurodemocrazia come sistema a se stante dove federalismo, confederalismo e funzionalismo si combinano. Tale commissione italo-europea dovrebbe rimanere in carica fino al 2023-24 cioè fino alla fine delle legislature italiana (forse) ed europea (certamente). Sarebbe un segnale ulteriore forte che l’Italia è in Europa non come questuante gregario ma come attore progettuale.

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La sfida della qulità

18 marzo 2019



cimino

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Fonte di tutto il testo e immagine : https://www.huffingtonpost.it/2018/09/29/larticolo-della-costituzione-citato-dal-presidente-mattarella_a_23545924/

 

Mattarella, Carta chiede equilibrio bilancio“Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”

Sono le prime righe dell’articolo 97 della Costituzione citato nel comunicato con il quale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato come la Carta richieda l’equilibrio di bilancio.

L’articolo a cui il Colle fa riferimento è stato innovato nel 2012, quando il Parlamento ha approvato il ddl costituzionale di riforma anche dell’articolo 81, che prevede il vincolo dell’equilibrio tra le entrate e le spese, “tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”, articolo che invece non viene citato direttamente dal Quirinale.

Le due previsioni costituzionali sono contenute in due diverse sezioni della Costituzione: se infatti l’articolo 81 rientra nel capitolo intitolato al Parlamento, l’articolo 97 appartiene al paragrafo sulle pubbliche amministrazioni nell’ambito del capitolo dedicato al Governo.

Tra l’altro, il secondo capoverso sempre dell’articolo citato dal Colle fa riferimento anche ai “pubblici uffici” che devono essere “organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza – si legge ancora – le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari”.

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PALERMO (ANSA) – “Siamo noi i predoni dell’Africa! Siamo noi i ladri che, affamando e distruggendo la vita di milioni di poveri, li costringiamo a partire per non morire: bambini senza genitori, padri e madri senza figli. Un esodo epocale si abbatte sull’Europa, che ha deciso di non rilasciare più permessi per entrare regolarmente nel nostro continente”.

Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice nel discorso alla città in occasione del Festino di Santa Rosalia. “E allora questo esercito di poveri, che non può arrivare da noi in aereo, in nave, in treno, prova ad arrivarci sui barconi dei trafficanti di uomini, dopo due anni di viaggio allucinante nel deserto e di detenzione in Libia.- ha aggiunto – quelli che vengono chiamati centri di smistamento, di detenzione, quei centri che i nostri governi sollecitano e finanziano per ‘bloccare’ il flusso migratorio, spesso richiamano i campi di concentramento. E se settant’anni fa si poté invocare una mancanza di informazione, oggi no. Non lo possiamo fare, perché ci sono le prove, nella carne martoriata di questa gente, nei filmati, nei reportage di giornalisti coraggiosi (mentre giornali e telegiornali di altra fatta parlano dei migranti sulle navi come di un ‘carico’ alla maniera delle merci e delle banane!). Noi sappiamo, e siamo responsabili”.

“Cosa abbiamo fatto e cosa faremmo al posto di queste donne, di questi uomini, di questi bambini, in fuga dal nulla e dalla morte? Se fossero i nostri figli, i nostri parenti ad essere in pericolo di vita, – ha affermato – senza cibo e assistenza, se fossero torturati e stuprati, che cosa faremmo? Una nuova epocale trasmigrazione dei popoli sta accadendo davanti ai nostri occhi, e abbiamo bisogno di chiarezza e di umiltà per capire quale società vogliamo costruire, quale risposta intendiamo dare ai segni dei tempi. Non è questione di accoglienza, non si tratta di essere buoni, ma di essere giusti. Non di fare opere buone, ma di rispettare e, se necessario, ripensare il diritto dei popoli”.

“Cari Palermitani, alziamoci in piedi! Non restiamo curvi, perché la nostra terra avrà un futuro se avremo la pazienza, il coraggio, la forza di costruirlo assieme”. Lo ha detto ieri sera l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice nel discorso alla città in occasione del Festino di Santa Rosalia. “Questo deve significare ‘Palermo capitale della cultura’. Dobbiamo essere il baluardo della cultura, della nostra grande tradizione, contro l’anti-cultura della mafia che scommette sul fatto che la Sicilia, come temeva e gridava Leonardo Sciascia, sia irredimibile – ha aggiunto – Ma guardando il volto di don Pino Puglisi (e dei tanti suoi fratelli ideali) facendoci carico della paura e del bisogno, mettendoci assieme, creando nuovi spazi di cura della polis, oltrepassando le secche dell’individualismo e della sfiducia, possiamo arrivare in porto. Coraggio”.(ANSA)

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L’economista Gabriel Zucman, componente della Commissione Indipendente per la riforma della tassazione internazionale delle imprese, da poco premiato come miglior economista francese, sostiene che i PROFITTI dei big del Web vanno tassati nei Paesi in cui generano i loro fatturati. Lo stesso principio, a mio avviso, dovrebbe essere a applicato ai PROFITTI delle industrie che raffinano petrolio e producono energia in Sicilia. Art 36 dello Statuto Siciliano, se ci sei batti un colpo.

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