Cimino: l’Assemblea Regionale si sostituisca al Governo Regionale per il bilancio e la finanziaria
16 maggio 2012Palermo 16 maggio 2012. Oggi Michele Cimino intervenendo all’Assemblea regionale ha proposto che il parlamento siciliano,visto il grave momento di emergenza e difficoltà in cui versa il governo regionale a causa della sua inadeguatezza e incapacità, si assuma direttamente la responsabilità di votare una variazione di bilancio immediata, finendola con le sciocchezze che sono state proposte, e prenda le redini di una situazione divenuta grave per gli interessi della Sicilia. A tale proposta sono pervenuto – ha dichiarato il parlamentare di Grande Sud – perché quando un bilancio viene in parte impugnato, di fatto la responsabilità è del Governo che ha proposto quella finanziaria , quel bilancio. Ma quando questa situazione viene più volte reiterata, allora è necessario che il Governo si faccia da parte, ed essendo gli strumenti finanziari strumenti propri del Parlamento, tecnicamente l’Assemblea, con i suoi vertici, deve poter fare una proposta alternativa e seria per fare recuperare credibilità e autorevolezza ad un’Aula che, negli anni e nella storia, ha avuto un ruolo determinante. Oggi la Sicilia non è soltanto commissariata, come gli amici della minoranza nel tempo hanno sostenuto, ha continuato Cimino, oggi purtroppo la nostra Regione è totalmente ingessata, tutte le ragionerie dei vari assessorati regionali non riescono a dare nessuna risposta a quanti hanno lavorato e hanno operato per la Sicilia, non vi è un solo dipartimento che riesce ad erogare e dare risposte concrete sia di fondi regionali, sia di fondi europei, sia di spesa corrente, sia di investimenti. Indipendentemente dai ruoli che abbiamo in quest’Aula, siamo deputati
regionali che vogliamo poter tutelare gli interessi di questa nostra Terra. Basta con l’opposizione e con la maggioranza. Ciascuno di noi, rispetto alla propria esperienza, deve potere creare le condizioni per mettere in moto la macchina regionale, con gli uffici del Bilancio e dell’Assemblea. Non è corretto dare sempre la colpa alla nostra pubblica Amministrazione e alla nostra burocrazia, ha concluso Cimino.
Intervento in Aula del 16 maggio 2012
16 maggio 2012CIMINO. Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo sia indispensabile, oggi più che mai, continuare a lavorare e non sospendere i lavori di questa seduta.
Ritengo che il momento buio che sta vivendo il nostro Parlamento sia un momento di grande difficoltà e di emergenza. Con l’assenza, la latitanza, l’incompetenza, l’inadeguatezza del Governo della Regione, è indispensabile che le redini di questo percorso possa assumerle direttamente l’Assemblea regionale siciliana, con i suoi Uffici, con i suoi tecnici, con le sue professionalità, con le sue esperienze.
Signor Presidente, quando una finanziaria, quando un bilancio viene in parte impugnato, di fatto la responsabilità è del Governo che ha proposto quella finanziaria e quel bilancio.
Ma quando questa situazione viene più volte reiterata, allora è necessario che il Governo si faccia da parte ed essendo gli strumenti finanziari strumenti propri del Parlamento, tecnicamente l’Assemblea, con i suoi vertici, deve poter fare una proposta alternativa e seria per fare recuperare credibilità, autorevolezza e buon gusto ad un’Aula che, negli anni e nella storia, ha avuto un ruolo determinante.
Oggi la Sicilia non è soltanto commissariata, come gli amici della minoranza nel tempo hanno sostenuto, oggi purtroppo la nostra Regione è totalmente ingessata, tutte le ragionerie dei vari assessorati regionali non riescono a dare nessuna risposta a quanti hanno lavorato e hanno operato per la Sicilia, non vi è un solo dipartimento che riesce ad erogare e dare risposte concrete sia di fondi regionali, sia di fondi europei, sia di spesa corrente, sia di investimenti.
Indipendentemente dai ruoli che abbiamo in quest’Aula, siamo deputasti regionali che vogliamo poter tutelare gli interessi di questa nostra Terra. Basta con l’opposizione e con la maggioranza.
Ciascuno di noi, rispetto alla propria esperienza, deve potere creare le condizioni per mettere in moto la macchina regionale, con gli uffici del Bilancio e dell’Assemblea.
Non è corretto dare sempre la colpa alla nostra pubblica Amministrazione e alla nostra burocrazia,
oggi vi sono gli strumenti della finanza regionale che sono totalmente congelati.
E allora ai vertici dell’Assemblea va l’onere, per non essere accusati di omissione colposa, di creare le condizioni perché quest’Aula, oggi stesso, possa votare una variazione di bilancio immediata, finendola con le sciocchezze che sono state proposte nei giorni passati dal Governo e cominciando a lavorare seriamente con le strutture dell’Assemblea regionale, che storicamente hanno sempre contribuito a dare quei giusti suggerimenti per superare l’empasse che il Governo ha causato in questi giorni.
Grande Sud-Cimino:”Interrogazione sulla revoca della parità scolastica ad alcuni istituti di Agrigento.”
16 maggio 2012Palermo 16 Maggio 2012-“ Michele Cimino,deputato regionale di Grande Sud, ha presentato interrogazione scritta all’Assemblea regionale,per chiedere chiarimenti all’assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale in merito ai decreti di revoca della parità scolastica del Liceo Classico e Scientifico Dante Alighieri e dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Pitagora di Agrigento.
“Il problema, ha dichiarato Cimino, assume particolare rilevanza sotto il profilo occupazionale in quanto la chiusura definitiva degli istituti da parte dell’assessorato determinerà una ricaduta sui livelli occupazionali dei docenti e del personale amministrativo.”
Grande Sud-Cimino:”Oggi non abbiamo niente da festeggiare.”
15 maggio 2012Palermo 15 Maggio 2012- “Oggi sarebbe la festa dell’Autonomia Siciliana, oltre 60 anni fa il 15 Maggio fu firmato lo Statuto della nostra regione, dico sarebbe perchè questa autonomia è rimasta solo sulla carta.”
Lo afferma Michele Cimino , deputato regionale di Grande Sud.”Infatti,continua Cimino, dopo l’approvazione all’unanimita’ all’Assemblea regionale del disegno di legge con cui si stabilisce che spettano alla Regione il gettito dell’imposta di produzione dei prodotti petroliferi – tenuto conto del fatto che in Sicilia si raffina il 41% dell’intera produzione italiana- il Parlamento nazionale che doveva approvare la legge non ha fatto niente ancora una volta, lasciando ogni tentativo di autonomia soffocato sul nascere. Questa legge che consentirebbe di superare una incongruenza nella norma statutaria che escludeva la Regione dal percepimento delle imposte di produzione e consentirebbe la tanto decantata ma mai attuata in Sicilia autonomia finanziaria regionale, non vedrà mai luce perché fa comodo che la Sicilia venga sfruttata e derubata dal resto d’Italia come la storia ci ha insegnato. Sono molto preoccupato, conclude Cimino, perché continuando così non vedo come la nostra isola possa uscire da questa crisi terribile che attanaglia la nostra economia.”
DI: Antonio Martino
DA: Il Tempo, 4 maggio 2012
Giovanni Malagodi, Tommaso Padoa Schioppa e Mario Monti: cos’hanno in comune tre persone tanto diverse fra loro? Vediamo. Giovanni Malagodi è stato un leader politico di rilievo, Tommaso Padoa Schioppa è stato uno stimato dirigente della Banca d’Italia nonché un illustre membro della Banca Centrale Europea, Mario Monti prima di essere nominato presidente del Consiglio, ha vinto una cattedra di Economia Politica, ha fatto parte di importanti consigli d’amministrazione, è stato commissario europeo e presidente della Bocconi. Tre persone molto diverse, quindi, con una sola cosa in comune: sono stati considerati per anni distinti economisti. Malagodi aveva talmente impressionato il mondo politico per le sue conoscenze economiche che non solo veniva ritenuto economista, era anche accusato di “economicismo” da tutte le parti politiche. Veniva generalmente creduto che fosse talmente condizionato dalla sua preparazione economica da non riuscire a comprendere nessun’altra faccenda, a cogliere gli altri, e più importanti, aspetti della vita. Questa qualifica, con connessa accusa, si dissolsero come nebbia al sole non appena Malagodi, diventato ministro del Tesoro, venne osservato all’opera. Da allora nessuno lo accusò più di economicismo o ritenne che fosse un economista! Tommaso Padoa Schioppa, anche se non accademico, veniva da tutti considerato economista di grande rilievo. Anch’io ero convinto che fosse persona di buone credenziali in campo economico e mi consideravo suo estimatore e amico. Tutto ciò cambiò non appena Tommaso divenne ministro dell’Economia del governo Prodi; ricordo ancora il suo discorso alla Camera, nel quale sostenne tesi diametralmente opposte a quelle che aveva enunciato meno di due anni prima come membro della Bce. Nel mio intervento glielo rinfacciai anche con qualche battuta (avrebbe voluto applaudirmi ma gli fu impedito, ma le apprezzò almeno a giudicare dal sorriso). Dopo mi avvicinò in transatlantico e mi chiese: “Tu non hai mai fatto compromessi in politica come ministro degli Esteri e della Difesa?” Non ebbi il coraggio di rispondergli negativamente e mi limitai a sorridere. (continua…)
Palermo, 12 Maggio 2012-“Tanti giovani veramente motivati ho incontrato alla manifestazione di ringraziamento organizzata oggi da Momo Landino,candidato alle amministrative nella lista di Grande Sud . Sono dispiaciuto che un uomo, come Momo, che si è avvicinato alla politica con grande spirito di servizio non sia stato eletto. Sono orgoglioso di averlo sostenuto e spero che continui il suo impegno politico perché la Sicilia ha bisogno di persone come Landino che candidato neofita ha ottenuto un buon successo ed ha dimostrato di essere molto apprezzato sia come uomo che come politico.”Lo ha dichiarato Michele Cimino,deputato regionale di Grande Sud, questa mattina partecipando alla riunione organizzata da Landino per ringraziare gli elettori.
Agrigento,8 maggio,2012-“Un partito come grande Sud vince se ascolta ed asseconda il territorio senza alleanze predefinite.”Lo afferma Michele Cimino,deputato regionale di Grande Sud.”Infatti,continua Cimino, a Bivona a Campobello di Licata a Cattolica a Casteltermini ad Aragona a Sciacca e ad Agrigento i sindaci che noi di Grande Sud abbiamo sostenuto hanno vinto o sono andati al ballottaggio e sono pronti a vincere. I cittadini non votano più il candidato per l’appartenenza ad un partito ma l’uomo che considerano più idoneo a guidare la città e in questo momento di grande difficoltà questo mi sembra un atteggiamento maturo e responsabile.”

Messina, 5 Maggio 2012.- Intervenendo nel corso dell’incontro organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici di Messina, in occasione dell’anno Mondiale della Famiglia, alla presenza della delegata locale avvocato Paola Magauda e del Presidente del CSM, Michele Vietti, il delegato regionale dei Giuristi Cattolici, Michele Cimino ,deputato regionale di Grande Sud ha dichiarato: “ha ragione chi come Latouche e Bauman smontano il mito dello sviluppo economico senza limiti, bisogna collegare la logica del mercato con quella dei criteri morali. Oggi la Famiglia e’ la vera realta’ economica come sostiene il Cardinale Scola e proprio in Sicilia dove non vi sono le grandi industrie la Famiglia rappresenta il vero e unico ammortizzatore sociale in un momento di forte crisi economica. Per questo bisogna ritornare all’economia reale con gli interventi mirati allo sviluppo del territorio con la sussidarieta’ e la solidarieta’. Il rigore o i tagli alla spesa non bastano per la Sicilia e per il Sud del nostro Paese, serve un vero nuovo Piano Marshall perché bisogna ricostruire un’economia oggi stagnante che con un piano d’interventi mirati può ripartire con slancio e determinazione.
Grande Sud-Cimino:”La zona franca per la legalità dovrebbe essere estesa a tutta la provincia di Agrigento.”
3 maggio 2012
Palermo, 3 maggio 2012-“La zona franca per la legalità nata ieri a Caltanissetta è una agevolazione importante per le imprese che investiranno nella provincia di Caltanissetta e in alcuni comuni dell’agrigentino e spero che al più presto venga estesa a tutta la provincia di Agrigento e all’intera Sicilia.”A dirlo è Michele Cimino,deputato regionale di Grande Sud. “Spero che Giuseppe Catanzaro,vice presidente di Confindustria, caldeggi, come ha fatto Antonello Montante per Caltanissetta, affinchè anche Agrigento, diventando zona franca, possa attrarre investimenti sul territorio incentivando la crescita e rilanciando tutta la provincia. In questo momento di crisi, Agrigento sta pure perdendo le poche imprese che ci sono sul territorio, come sta avvenendo con Moncada che vuole delocalizzare fuori dalla Sicilia la sua azienda .Non possiamo restare inermi mentre l’economia di tutta la Sicilia crolla a picco ed in particolare Agrigento che da sempre ha problemi anche per il fenomeno mafioso. La fiscalità di vantaggio per gli investitori è una boccata di ossigeno e può far ripartire l’economia locale e soprattutto aiutare le imprese contro le pressioni mafiose e Agrigento ha proprio bisogno di tutto ciò.”Conclude Cimino.
Grande Sud-Cimino:”Aprrovati i finanziamenti predisposti da Miccichè quando era sottosegretario del CIPE.”
2 maggio 2012
Palermo,2 Maggio 2012 “Finalmente tutto il lavoro che aveva svolto Gianfranco Miccichè quando era sottosegretario al CIPE, bloccato dal ministro leghista Tremonti, oggi è stato apprezzato e recuperato dal Presidente Monti. Infatti il Cipe ha finanziato la realizzazione di molte opere fognarie e depurative del Consorzio di Agrigento e alcune di queste opere riguardano pure Porto Empedocle. Lo afferma Michele Cimino,deputato regionale di Grande Sud .Dobbiamo proprio alla politica antimeridionalista di Tremonti e al conseguente blocco di tutti i provvedimenti a favore della Sicilia voluti da Miccichè la nascita di Grande Sud, partito che ha a cuore il territorio e tutti i problemi che lo riguardano. Sono orgoglioso per i finanziamenti oggi approvati dal CIPE e mi auguro che vengano approvati tutti gli altri provvedimenti a favore della Sicilia predisposti da Gianfranco Miccichè allora sottosegretario e da me in qualità di Assessore alla Programmazione della Regione Siciliana.”Conclude Cimino.
BASI DELLA COSTITUZIONE DI SICILIA DEL 1812
Ferdinando III per la grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme, Infante delle Spagne, Duca di Parma, Piacenza, Castro, ecc., Gran Principe Ereditario della Toscana, ecc. ecc. ecc., convocatosi da noi, qual vicario generale coll’Alter Ego, straordinario generale Parlamento, con real dispaccio del primo maggio dell’anno passato, per provvedersi dal medesimo non solo ai bisogni dello Stato, ma ancora alla correzione degli abusi, al miglioramento delle leggi, ed a tutto ciò, che interessar potesse alla vera felicità di questo fedelissimo regno; ed essendosi il medesimo collegialmente riunito, e stabilite le basi di una nuova Costituzione, che sotto il 25 dello scorso luglio ci furono dallo stesso indirizzate; autorizzati noi dal nostro augusto genitore, per foglio del dì primo del decorso agosto, transuntato ed esecutoriato dal protonotaro del regno il giorno 10 dello stesso mese; aderendo alle proposte del Parlamento, ed in conseguenza al voto della nazione, abbiamo munito della Real Sanzione.
I – Che la religione dovrà essere unicamente, ad esclusione di qualunque altra, la cattolica, apostolica, romana; e che il re sarà obbligato professare la medesima religione; e quante volte ne professerà un’altra, sarà ipso facto decaduto dal trono.
II – Che il potere legislativo risiederà privatamente nel solo Parlamento. Le leggi avranno vigore, quando saranno da Sua Maestà sanzionate. Tutte le imposizioni di qualunque natura dovranno imporsi dal Parlamento, ed anche avere la Sovrana Sanzione. La formola sarà veto, o placet, dovendosi accettare o rifiutare dal re, senza modificazione.
III – Che il potere esecutivo risiederà nella persona del re.
IV – Che il potere giudiziario sarà distinto ed indipendente dal potere esecutivo e legislativo, e si eserciterà da un corpo di giudici e magistrati. Questi saranno giudicati, puniti, e privati d’impiego per sentenza della Camera de’ Pari, dopo l’instanza della Camera de’ Comuni, come meglio rilevasi dalla Costituzione d’Inghilterra, e più estesamente se ne parlerà nell’articolo Magistrature.
V – Che la persona del re sarà sacra ed inviolabile.
VI – Che i ministri del re, e gl’impiegati, saranno soggetti all’esame ed alla censura del Parlamento; e saranno dal medesimo accusati, processati, e condannati, qualora si troveranno colpevoli contro la Costituzione, e l’osservanza delle leggi, o per qualche grave colpa nell’esercizio della loro carica.
VII – Che il Parlamento sarà composto da due Camere, una detta de’ Comuni, o sia de’ rappresentanti delle popolazioni tanto demaniali che baronali, con quelle condizioni e forme, che stabilirà il Parlamento ne’ suoi posteriori dettagli su questo articolo: l’altra chiamata dei Pari, la quale sarà composta da tutti quegli ecclesiastici, e loro successori, e da tutti quei baroni, e loro successori, e possessori delle attuali Parie, che attualmente hanno diritto di sedere e votare ne’ due bracci ecclesiastico e militare, e da altri che in seguito potranno essere eletti da sua Maestà giusta quelle condizioni e limitazioni, che il Parlamento fisserà nell’articolo di dettaglio su questa materia.
VIII – Che i baroni avranno, come Pari, testativamente un voto solo, togliendosi la moltiplicità attualmente relativa al numero delle loro popolazioni. Il protonotaro del regno presenterà una nota degli attuali baroni ed ecclesiastici, e sarà questa inserta negli atti parlamentari.
IX – Che sarà privativa del re il convocare, prorogare e sciogliere il Parlamento, secondo le forme ed istituzioni, che si stabiliranno in appresso. Sua Maestà nondimeno sarà tenuta di convocarlo in ogni anno.
X – Che niun siciliano potrà essere arrestato, esiliato, o in altro modo punito, e turbato nel possesso e godimento de’ suoi diritti e de’ suoi beni, se non in forza delle leggi d’un nuovo Codice, che sarà stabilito da questo Parlamento e per via di ordini, e di sentenze de’ magistrati ordinarii, ed in quella forma, e con quei provvedimenti di pubblica sicurezza, che diviserà in appresso il Parlamento medesimo. I Pari godranno della forma de’ giudizi medesimi, che godono in Inghilterra, come meglio si diviserà dettagliatamente in appresso.
XI – Che non vi saranno più feudi, e tutte le terre si possederanno in Sicilia come in allodii, conservando però nelle rispettive famiglie l’ordine di successione, che attualmente si gode. Cesseranno ancora le giurisdizioni baronali; e quindi i baroni saranno esenti da tutti i pesi, a cui finora sono stati soggetti per tali diritti feudali. Si aboliranno le investiture, relevi, devoluzioni al fisco, ed ogni altro peso inerente ai feudi, conservando però ogni famiglia i titoli e le onorificenze.
XII – Finalmente, che ogni proposizione relativa a sussidi debba nascere privativamente, e conchiudersi nella riferita Camera de’ Comuni; ed indi passarsi in quella de’ Pari, dove solo si dovrà assentire, o dissentire senza punto alterarsi; e che tutte le proposte riguardanti gli articoli di legislazione, o di qualunque altra materia, saranno promiscuamente avanzate dalle due Camere, restando all’altra il diritto di ripulsa.
L’anzidetta Real Sanzione fu sotto il 10 agosto decorso, per via del nostro segretario di Stato, ed azienda, comunicata al Parlamento, il quale si applicò in seguito a sviluppare e stabilire gli articoli di dettaglio della nuova Costituzione, come meglio si rileva dall’atto parlamentario stipulato alla nostra presenza il giorno sette dello scorso novembre dal protonotaro di questo nostro regno, e da noi ancora non intieramente sanzionato. E siccome il Parlamento stabilì la nuova forma de’ consigli civici, che deve aver luogo prima dell’imminente maggio dell’anno corrente, tempo nel quale dai medesimi passar si dovrà rispettivamente alla elezione de’ magistrati municipali, che d’allora in poi dovranno disimpegnare le incombenze, ed eseguire gl’incarichi loro addossati dal Parlamento; e perché i capitoli riguardanti la nuova forma de’ sopradetti consigli civici, alcuni del potere legislativo, non meno che le istruzioni per la elezione dei rappresentanti la Camera de’ Comuni, stabiliti dal Parlamento istesso, e da noi di già muniti della Real Sanzione, sono necessarii per l’organizzazione de’ medesimi consigli, e per la formazione delle due Camere dell’imminente nuovo Parlamento; così noi esercitando le facoltà del potere esecutivo, inteso il parere del privato Consiglio, abbiamo stabilito, ed ordiniamo, che prontamente si esegua in tutto il regno la nuova organizzazione di consigli civici, e quanto altro prescrivesi negli altri capitoli.
COSTITUZIONE DI SICILIA DEL 1812
Francesco principe ereditario delle Due Sicilie, e vicario generale in questo regno di Ferdinando III, per la grazia di Dio, Re delle Due Sicilie, e di Gerusalemme, Infante delle Spagne, Duca di Parma, Piacenza, Castro, ecc. Gran Principe Ereditario della Toscana, ecc. ecc. ecc., investiti Noi, qual vicario generale di questo Regno con l’Alter Ego, della pienezza del sovrano potere, abbiamo munito prima di ogni altro della Real Sanzione quegli atti dell’ultimo generale Parlamento, che riguardavano le basi della costituzione, e l’organizzazione, e le incumbenze e prerogative delle due camere dello stesso Parlamento, e dei civici consigli; perché, riputandoli i più conducenti al lustro ed al bene generale della nazione, abbiamo, creduto doversene differire, il meno che fosse possibile, la esecuzione. Pubblicati, però, ed in parte anche messi in pratica gli anzidetti articoli, abbiamo rivolto l’animo e l’attenzione nostra alle rimanenti proposte del prelodato Parlamento; e col parere del privato consiglio abbiamo apposto, e manifestiamo il reale assenso sopra ognuna di esse nella forma e modo che segue:
TITOLO I
POTERE LEGISLATIVO
CAPO I
§ 1 – Il potere di far le leggi, e quello di dispensarle, interpretarle, modificarle ed abrogarle, risiederà esclusivamente nel Parlamento. Ogni atto legislativo però avrà forza di legge e sarà obbligatorio, tosto che avrà la sanzione dal Re – placet –
§ 2 – Il Re si compiacerà rispondere ai decreti del Parlamento prima che resti sciolto, o prorogato, colla formola del placet, o Veto, e senza apportarvi alterazione o modificazione veruna, come si degnò sanzionare con real dispaccio del 10 di agosto 1812.
Placet; intendendosi che questo stabilimento debba principiare dal Parlamento del 1813 in poi, menoché riguardo alle nuove leggi de’ nuovi codici, le quali, come parte integrale della presente costituzione, dovranno essere considerate come tante differenti proposte, e però talune potranno essere sanzionate, ed altre rigettate.
§ 3 – Ogni legge dovrà inserirsi nei registri del regno, ed il segretario di Stato del Dipartimento sarà tenuto di farne arrivare a nome del re la copia in istampa a tutti i magistrati e pubblici funzionari, per la esecuzione.
Placet; con che resti inerente alla corona il diritto di proclamarle, ed al bisogno richiamarle in osservanza, ed inculcarne l’esecuzione con degli editti.
§ 4 – Al solo Parlamento apparterrà non meno il diritto di far leggi, che quello ancora della creazione, ed organizzazione di nuove magistrature e soppressione delle antiche.
Placet; con che relativamente alla creazione ed organizzazione di nuove magistrature, nei casi straordinarii, sia in facoltà nostra di delegare uno o più individui, da scegliersi fra i magistrati esistenti; da regolarsi però nella processura a tenore del rito e delle leggi vigenti.
CAPO II
§ 1 – Il solo Parlamento avrà il potere di mettere nuove tasse di ogni specie, e di alterare quelle già stabilite. Tutti i sussidii non avranno che la durata di un anno. Tali determinazioni però del Parlamento saranno nulle, come già si è detto delle leggi, se non saranno avvalorate dalla Real Sanzione – placet –
§ 2 – La nazione da oggi in avanti sarà la proprietaria di tutti i beni ed introiti dello Stato, di qualunque natura; e quindi ne disporrà il Parlamento con piena libertà, sempre però colla Real Sanzione – placet –
CAPO III
I beni ecclesiastici debbono considerarsi inalienabili, menoché nei casi previsti dalla Santa Chiesa.
Placet, menoché in quei casi che lo sono stati de jure.
CAPO IV
RIGUARDANTE LA FORMAZIONE DELLA CAMERA DE’ PARI,
E DELLA CAMERA DE’ COMUNI
§ 1 – Il prossimo Parlamento, e tutti gli altri, che in appresso si convocheranno da S.R.M., saranno composti da due Camere, l’una detta de’ Pari, ossia de’ Signori, e l’altra de’ Comuni – placet –
§ 2 – La Camera de’ Pari risulterà da tutti quei baroni, e loro successori, e da tutti quegli ecclesiastici, e loro successori, che attualmente han dritto di sedere e votare in Parlamento. I Pari, tanto spirituali che temporali, avranno testaticamente un voto solo, togliendosi l’attuale molteplicità delle loro parie – placet –
§ 3 – Viene stabilita la rispettiva ed unica paria dalla nota presentata dal protonotaro del regno, e lo stesso per gli ecclesiastici; la quale nota sarà posta in fine dell’atto parlamentario – placet –
§ 4 – La dignità de’ Pari temporali, giusta quel titolo che è espresso nella nota suddetta, sarà perpetua, inalienabile, ereditaria; e non si potrà ad altri trasferire né per vendita, né per donazione, né per qualsiasi maniera, fuorché quella della successione, secondoché questa si troverà stabilita nelle particolari famiglie. Egualmente restano perpetue ed inalienabili le dignità ecclesiastiche parlamentarie – placet –
§ 5 – Sua Real Maestà potrà creare quanti nuovi Pari temporali vorrà, purché quelli da eleggersi siano o principi, o duchi, o marchesi, o conti, o visconti o baroni siciliani, ed abbiano almeno una rendita netta sopra terre di once seimila all’anno; perloché qualunque diploma del re a tal uopo non avrà vigore se prima non sarà registrato negli atti della Camera de’ Pari, che sola dovrà prendere cognizione delle predette condizioni.
Placet per la creazione de’ Pari; ma nell’intelligenza che S.M. si riserba di dichiarare in appresso il suo animo sulle limitazioni.
§ 6 – Erigendosi nel nostro regno di Sicilia nuovi vescovati, s’intendano, ipso facto, Pari spirituali i nuovi vescovi, e loro successori – placet –
§ 7 – I Pari temporali potranno costituire per loro procuratore il loro immediato successore: i medesimi, come ancora gli spirituali, potranno intestare la procura a qualunque altro Pari, purché non si cumuli nella stessa persona più di una procura – placet –
CAPO V
§ 1 – La Camera de’ Comuni sarà formata da’ rappresentanti delle popolazioni di tutto il regno, senza alcuna distinzione di demaniale o baronale, nel numero e proporzione che segue – placet –
§ 2 – Tutto il regno, fuori le isole adiacenti, si dividerà in ventitré distretti, giusta la mappa formata nella quale sono anche notati i capi-luoghi o popolazioni capitali, e di cui si farà registro agli atti del protonotaro del regno. Ciascuno di questi distretti manderà alla Camera de’ Comuni due rappresentanti – placet –
§ 3 – La città di Palermo ne manderà sei: le città di Catania e di Messina ne manderanno tre per ognuna: e qualunque altra città o terra, la cui popolazione arrivi al numero di diciottomila anime, ne manderà due, oltre quelli del rispettivo distretto – placet –
§ 4 – Qualunque città o terra, la cui popolazione arrivi al numero di seimila abitanti, ma non al numero di diciottomila, ne manderà uno – placet –
§ 5 – Quelle città o terre, che contino un numero di abitanti infra seimila, saranno comprese ne’ distretti.
“Ma il Parlamento dichiara, che questa legge non debba togliere la rappresentanza alle attuali città demaniali, che la godono, ancorché la popolazione non arrivi a seimila anime; sempreché le vicende de’ tempi non abbiano ridotta alcuna di esse in tale decadenza che non abbiano se non duemila abitanti” – placet –
§ 6 – La numerazione delle anime pubblicata nel 1798 sarà di norma all’esecuzione del predetto stabilimento; beninteso però, che le ulteriori generali numerazioni da pubblicarsi ed approvate dal Parlamento, serviranno sempre di norma, ma per regolare il numero de’ rappresentanti – placet –
§ 7 – L’isola di Lipari solamente avrà un rappresentante, come attualmente lo ha ottenuto – placet –
§ 8 – Le università degli studi delle città di Palermo e di Catania manderanno un rappresentante per ciascuna: qualora poi l’università degli studi di Palermo avesse, come proprietaria di Badie, voce parlamentaria fra i Pari, dovrà in tal caso perdere la suddetta rappresentanza, ed avrà in compenso due rappresentanti nella Camera de’ Comuni – placet –
§ 9 – La mappa già ridotta agli atti di popolazioni o rappresentanti fatta sulla numerazione del 1798, e con le regole di sopra stabilite, si metterà all’ultimo dell’atto, dopo quella de’ Pari – placet –
§ 10 – Nessuno potrà avere nella Camera de’ Comuni più di una procura o di un voto, e niun membro della medesima potrà sostituire o trasferire ad altri la procura fattagli dai suoi costituenti – placet –
CAPO VI
Non potranno rappresentare alcun distretto, città, terra o università degli studi,
§ 1 – Gli esteri di qualunque nazione – placet –
§ 2 – Quelli che non avranno venti anni compiuti – placet –
§ 3 – Quelli, che saranno criminalmente accusati, fino a che l’accusa, non sia stata cancellata – placet –
§ 4 – I presidenti e giudici di tutti i tribunali, e qualunque altro magistrato, meno i magistrati municipali – placet –
§ 5 – Gli uffiziali dell’esercito e della marina in attuale servizio, da colonnello in giù, salvo fra questi coloro, che abbiano una rendita di once trecento annuale – Vetat –
§ 6 – Tutti gl’impiegati secondarii nelle reali segreterie, dogane, segrezie ed altri rami di pubblica amministrazione, come ancora quelli, che avranno pensioni amovibili a piacere di S.M. – placet –
§ 7 – Non potranno rappresentare un distretto quelli, i quali non avranno in Sicilia una rendita netta e vitalizia, che provenga da diretto o utile dominio, o da qualunque censo, o rendita sopra bimestre, tande, e simili specie di proprietà, salvo quella proveniente da ufficio amovibile, di once trecento all’anno – placet –
§ 8 – Non potranno rappresentare la città di Palermo quelli, i quali nun avranno in Sicilia una rendita come sopra di once cinquecento l’anno – placet –
§ 9 – Non potranno rappresentare una città o terra parlamentaria, o università degli studi quelli, i quali non avranno in Sicilia una rendita come sopra di once centocinquanta all’anno; ben vero i rappresentanti delle università degli studi saranno dispensati dal giustificare la detta rendita, ove fossero cattedratici delle medesime università – placet –
§ 10 – Qualunque persona eletta, sia come rappresentante di un distretto, sia di una città o terra parlamentaria, dovrà recarsi in Palermo a proprie spese: qualora le università volessero dai sopravanzi contribuire alle dette spese, saranno in tal caso in libertà di farlo; ben vero la sovvenzione non potrà eccedere un’oncia al giorno, e ciò dovrà farsi col consenso del consiglio civico – placet –
§ 11 – Tutti poi i siciliani nati, o figli di siciliani abitanti in Sicilia, ne’ quali si verificheranno le sopraddette condizioni, potranno essere ammessi nella Camera dei Comuni, senza riguardo a grado o condizione – placet –
CAPO VII
§ 1 – Non saranno ammessi nella Camera de’ Comuni per rappresentanti i debitori dello Stato, né i Pari potranno sedere nella loro camera, trovandosi in eguale circostanza; concedendosi però ai medesimi la rappresentanza per i debiti finora contratti collo stesso, purché si saldassero in quattro anni; e che tutte quelle somme che forse fossero dovute, ma che sono state dilazionate, non formino debito, se non allorquando, spirata la dilazione, non fossero corrisposte: beninteso però, che il potere esecutivo non sarà mai impedito di agire per la riscossione dei debiti a favore dell’erario nazionale – placet –
§ 2 – Resta abolita l’eccezione ostica per i membri sì dell’una che dell’altra camera, salvo il dritto di non essere molestati di persona, menoché in quei delitti che si eccettueranno nel nuovo codice.
Per l’abolizione dell’eccezione ostica, e per il dritto di non essere molestati di persona nelle materie civili Placet: per le materie criminali però, Placet, per i soli delitti a relegazione infra, fintantoché non sarà stabilito e sanzionato il nuovo codice. (continua…)
Venerdì 4 Maggio “Caffè di Grande Sud”
30 aprile 2012Venerdi prossimo (4 maggio) alle ore 18.30 in programma al Villaggio Peruzzo il “Caffè di Grande Sud”. All’appuntamento saranno presenti il leader l’On. Michele Cimino, il candidato sindaco l’Avv. Salvatore Pennica ed i candidati delle liste arancioni. La cittadinanza è invitata a partecipare
Grande Sud-Cimino:”Mai tanto articoli di una finanziaria sono stati impugnati dal Commissario dello Stato.”
26 aprile 2012
Palermo, 26 Aprile,2012.-“Era inevitabile che il Commissario dello Stato impugnasse davanti alla Corte Costituzionale la finanziaria regionale .L’assessore Armao, ancora una volta, invece di stare zitto, tenta con la sua dichiarazione di scaricare sull’Assemblea regionale la colpa della sua incapacità di presentare al popolo siciliano una legge organica che favorisse lo sviluppo.
Durante l’approvazione della finanziaria,per ogni norma proposta dall’Assemblea il governo dava il parere e quando era negativo sa bene Armao che non veniva approvata. Oggi il presidente Lombardo ha detto che si dimetterà presto ma nel frattempo ,per il bene della Sicilia ,faccia dimettere l’ assessore Armao che è stato “forte con i deboli e debole con i forti” da perfetto tecnico asservito al potere.”Lo ha dichiarato Michele Cimino,deputato regionale di Grande Sud.




























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